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“UN MAESTRO ED UNA CANTANTE”
Nel 1867 debuttò a Torino l’opera buffa in un atto di Lauro Rossi “Un maestro ed una cantante”. L’opera ottenne molto successo sia per la sua gradevolezza che per la divertente ironia che la caratterizzava rendendola in alcuni momenti di comicità travolgente.
Lauro Rossi nacque a Macerata il 19 febbraio 1810. Volendo egli perseguire gli studi musicali la famiglia lo mandò a Napoli, al Real Collegio di Musica che aveva sostituito i quattro Conservatori storici della Città e che fu antenato del San Pietro a Majella.
A Napoli fu allievo di illustri maestri, tra i quali va ricordato Zingarelli, autore teatrale di notevole prestigio.
E fu proprio a Napoli che Rossi, che alla composizione affiancava la direzione d’orchestra, entrò a contatto con la vasta eredità dell’Opera Buffa napoletana.
“Un maestro ed una cantante” è l’esempio di come il seme gettato nel ‘700 abbia continuato a dare i suoi frutti anche in epoca molto più avanzata, quando ormai il linguaggio musicale aveva abbandonato gli stilemi del classicismo per addentrarsi nel ricco e complesso territorio del romanticismo.
Ciononostante l’humour di Rossi, pur utilizzando un linguaggio musicale avanzato, risulta fresco e brillante. L’opera inizia con il maestro di musica che rincasa e si siede al pianoforte per iniziare a comporre. Le dita scorrono sulla tastiera e ne escono temi intriganti ma… ahimè… egli stesso scopre che non sono suoi: sono di Verdi, sono di Donizetti, e così via. Che fare? Abbandonarli? Ma no! Li scrive. Chi se ne accorgerà? L’ironia è evidente. Il maestro sta scrivendo quand’ecco che bussano alla porta.
[…Seccato per l’interruzione va ad aprire. Sono dei giovani che, danzando, gli mettono a soqquadro la stanza. Finalmente riesce a far tacere i due giovani che però lo portano via con la forza, e, che per la fretta non chiudono la porta. Entra di li a poco la cantante, che in uno stato di profonda malinconia canta una’aria in ricordo del grande compositore Vincenzo Bellini. Alla fine della stessa la cantante va via chiudendo la porta. Rientra il maestro che torna al pianoforte…].
Ma… di nuovo bussano alla porta. Seccatissimo va ad aprire e… sorpresa… una bella signora. Galante la fa entrare e questa si presenta. E’ una cantante. Gorgheggia, accenna varie arie famose, proclama di sapere più lingue, ma poi, finalmente, dichiara perché è lì: vuole che il maestro le insegni una canzone napoletana di successo: “fenesta vascia”. Il maestro, che non è napoletano, non capisce, pronuncia male ed in maniera ridicola il titolo, ma poi alla fine si siede al pianoforte e l’accompagna nella nota canzone. Il risultato è eccellente ed i due potranno avere successo presentandosi insieme in concerto. Il finale lascia supporre anche un’intesa che va oltre alla collaborazione artistica.
Una serata godibilissima che farà ripetere il successo che il pubblico torinese decretò all’opera il giorno del suo debutto.
Lauro Rossi muore a Cremona il 5 maggio 1885.
A lui è intitolato il Teatro di Macerata.

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